La più comune è la regina. Poi ci sono quella a specchio, quella cuoio e la koi, molto popolare in Giappone, apprezzata soprattutto per i suoi colori che abbelliscono i laghetti da giardino. La carpa è un pesce d’acqua dolce, originario proprio del continente asiatico, alla cui figura sono collegati miti e leggende e che rappresenta una vera, grande passione per tutti gli sportivi amanti del carpfishing, la cosiddetta “pesca etica che ama le carpe”. Tra questi c’è il Socio Alberto Camoletto, 31 anni di Volpiano, che a pescare ci va da quando era un bambino e oggi pratica la pesca sportiva della carpa dedicando studio e tecnica alla disciplina. “Avevo 4 o 5 anni quando mio nonno Nanni (Giovanni) ha cominciato a portarmi con lui a pescare le arborelle nei laghetti o lungo le sponde del Po – racconta il Socio Alberto –. Mi sono subito appassionato e la passione è sempre cresciuta, anche quando non c’è stato più il nonno, fino a diventare un’attività di cui non posso fare a meno. Da sette anni mi dedico alla pesca della carpa nel lago a livello agonistico, partecipo a gare e, durante la stagione, pratico anche la pesca in torrente”. Nel carpfishing le carpe pescate vengono trattate con estrema cura, non subiscono ferite, anzi vengono utilizzate culle di mantenimento e, dopo qualche scatto fotografico, vengono nuovamente lasciate libere. “Il pesce più grande che ho preso? Pesava quasi 27 chili, ci ho messo 35 minuti a tirarlo fuori. Il bello di pescare è non sapere mai come andrà a finire e cosa uscirà da sotto l’acqua. La pazienza è un ingrediente indispensabile per chi vuole pescare, ma la scarica di adrenalina che si prova quando si comincia a tirare è impagabile”.