Il calco dell’opera di Michelangelo esposto a Palazzo Banca d’Alba dalla Basilica Vaticana ha conquistato pubblico e studenti. La mostra ha superato i 16 mila visitatori
Si è conclusa il 19 aprile, a Palazzo Banca d’Alba, la mostra “La Pietà di Michelangelo. Il calco. Dalla Basilica Vaticana ad Alba”, ma il suo valore va ben oltre la durata dell’esposizione. In questi mesi, il progetto promosso da Fondazione Banca d’Alba, in collaborazione con la Fabbrica di San Pietro in Vaticano e con il patrocinio del Ministero della Cultura e della Diocesi di Alba, ha trasformato un evento artistico di straordinario rilievo in un’esperienza culturale condivisa, partecipata e profondamente accessibile.
Ad Alba è arrivata un’opera rara e preziosa: il calco in gesso della Pietà, conservato nel Museo del Tesoro della Sagrestia Vaticana e realizzato tra il 1941 e il 1942 da Francesco Mercatali. Un “doppio” dell’originale michelangiolesco che non è soltanto una fedele riproduzione, ma anche una testimonianza materiale della storia dell’opera, della sua conservazione e della sua capacità di continuare a interrogare il presente. Proprio questa natura speciale del calco ha permesso di avvicinare il pubblico a un capolavoro universalmente noto, ma di solito lontano, protetto, quasi irraggiungibile. Qui, invece, la Pietà è diventata incontro ravvicinato, occasione di conoscenza, emozione e riflessione.
I numeri raccontano bene il successo dell’iniziativa: oltre 16 mila visitatori complessivi, 80 scolaresche coinvolte, con oltre 2 mila studenti partecipanti ai percorsi educativi, oltre a famiglie, gruppi, associazioni e turisti che hanno scelto di attraversare questo progetto culturale. Già nei primi tre mesi la mostra aveva superato i 12 mila visitatori e coinvolto oltre 70 classi, tanto da portare alla proroga dell’esposizione fino al 19 aprile. Un risultato che conferma la forza di una proposta capace di parlare a pubblici diversi e di radicarsi nel territorio.

Uno degli aspetti più significativi è stato proprio il modo in cui la mostra è stata pensata: non soltanto come spazio da visitare, ma come luogo da vivere. L’allestimento ha seguito una logica di design for all, con l’obiettivo di rendere l’arte più vicina alle persone e più aperta a linguaggi, età e sensibilità differenti. In questo senso, la Pietà non è stata soltanto guardata: è stata ascoltata, raccontata, esplorata attraverso mediazioni differenti e strumenti capaci di ampliare davvero l’accesso culturale.
Particolarmente intensa è stata l’esperienza delle attività inclusive. La visita multisensoriale al buio, realizzata in collaborazione con l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti – Consiglio Regionale del Piemonte e con l’Istituto dei Sordi di Torino, ha rappresentato uno dei momenti più emblematici dell’intero percorso. Tatto, suoni, odori, percezione dello spazio e mediazioni accessibili hanno permesso di spostare il baricentro della visita dalla sola vista a un coinvolgimento pieno dei sensi. L’iniziativa, aperta anche alla cittadinanza, è andata subito sold out, confermando quanto ci sia bisogno di proposte culturali capaci di generare empatia e partecipazione autentica.
Fondamentale anche il lavoro con le scuole. I laboratori hanno accompagnato bambini e ragazzi in un vero viaggio dentro l’opera, calibrato sulle diverse età: visite-gioco, mappe concettuali, puzzle, riproduzioni tattili tridimensionali, lavori con l’argilla, modelli 3D, disegni in rilievo, campioni di marmo e altri materiali, fino ai momenti di confronto con gli studenti più grandi sul valore sociale del patrimonio e sul diritto di accesso alla cultura. La mostra ha così saputo tenere insieme qualità scientifica e capacità educativa, offrendo non una semplice visita, ma un’esperienza formativa.
Accanto al percorso espositivo, Banca d’Alba e Fondazione Banca d’Alba hanno voluto costruire anche un’eredità narrativa destinata a durare oltre la chiusura della mostra: il podcast “La Pietà di Michelangelo. Il Calco. Dalla Basilica Vaticana ad Alba”. In sei episodi, il progetto sonoro accompagna l’ascoltatore dalla nascita dell’opera tra il 1498 e il 1499 fino alla storia del suo calco, passando per la committenza, la vicenda del viaggio a New York nel 1964, l’attentato del 1972 e il valore del gesso come memoria fisica e strumento tecnico di conservazione. Non un semplice supporto alla mostra, ma un vero ponte tra l’esperienza dal vivo e la possibilità di continuare ad approfondire, anche dopo la visita.
La chiusura dell’esposizione lascia dunque in eredità molto più di un bilancio positivo. Lascia un metodo, una visione, una responsabilità culturale. In questi mesi Palazzo Banca d’Alba ha dimostrato che un capolavoro può diventare davvero bene condiviso quando è accompagnato da cura scientifica, mediazione, inclusione e ascolto del territorio. È in questa direzione che la mostra ha saputo realizzare fino in fondo una promessa importante: rendere l’arte, per usare le parole del presidente Tino Cornaglia, un’esperienza “realmente accessibile e partecipata”.
Continua a vivere l’emozione della mostra e guarda il documentario di “La Pietà di Michelangelo. Il Calco. Dalla Basilica Vaticana ad Alba”