Già settecento anni fa l’antica immagine della Madonna in trono con il Bambino Gesù accoglieva i pellegrini che giungevano nella Basilica di San Pietro da ogni parte del mondo. Entrando nel quadriportico dell’antica basilica la vedevano dipinta nella parte alta di un muro che chiudeva la penultima arcata meridionale del portico di fronte alla facciata. La devozione verso questa meravigliosa icona mariana “piena di grazia” fu vivificata da un evento miracoloso narrato con queste parole da Nikolaus Muffel nel 1452, in occasione di una sua visita a Roma e alla basilica di San Pietro al seguito di Federico III d’Asburgo: “Quando si entra nella chiesa [di San Pietro] si trova una immagine dipinta della Nostra cara Signora, che un soldato ha colpito con una pietra sul petto perché aveva perso al gioco tre fiorini; così l’immagine cominciò a sanguinare e ne schizzarono 16 gocce che si vedono nel marmo color sangue. Questo è successo nell’anno di Cristo 1440”. Il racconto riferisce esplicitamente di un atto sacrilego compiuto da un soldato che, in preda all’ira, scagliò scagliò una “boccia” (o “sasso”) contro la Vergine colpendola al petto, ovvero sulla figura. Il venerato affresco mariano, dopo essere stato portato nel Secretarium della basilica nel 1574, al principio del Seicento fu trasportato nelle Grotte Vaticane assieme a tre pietre dell’antico pavimento, miracoloso della Vergine e toccate per devozione dai fedeli fino a levigarle. Queste piccole lastre di marmo consunte, opportunamente protette da grate di ferro, si possono ancora oggi ammirare nella Cappella della Madonna della Bocciata. Nonostante la precisa descrizione del Muffel, che vide l’oltraggiato dipinto murale solo dodici anni dopo il prodigioso avvenimento, nel XVII secolo si riteneva che la caduta di pellicola pittorica sul viso della Vergine corrispondesse al segno della “boccia” scagliata contro l’immagine mariana. Il restauro qui presentato ha disvelato un particolare prima non visibile e dimenticato. Sotto la mano destra della Madonna, stuccata e reintegrata a tratteggio, è apparsa una lacuna circolare perfettamente riconducibile alla percussione di una “boccia”. La caduta di colore sulla guancia destra della Vergine, peraltro presente anche sulla fronte e in piccole parti sul collo, non poteva infatti essere riferita all’evento descritto da Muffel. Quella lacuna, rispettata nei più antichi restauri, fu risarcita più volte e con malte diverse nel corso dei secoli, perché, evidentemente, i fedeli erano soliti toccare per devozione la “ferita” della Vergine. Questa ritrovata impronta è stata lasciata a vista per la sua straordinaria importanza storica e devozionale e viene mostrata al pubblico per la prima volta in questa mostra nella città di Alba.
