Dalla promessa di non perdersi di vista dopo la maturità, l’idea di “Sesta classe”, vino realizzato da un gruppo di giovani produttori ex studenti dell’enologica Umberto I di Alba

Luglio 2015: all’Istituto Umberto I di Alba si diplomano contemporaneamente gli studenti di quinta e di sesta. Quell’anno, infatti, è l’ultimo del vecchio ordinamento che prevede il corso da sei anni alla Scuola Enologica e quando arriva settembre, con il tempo della vendemmia, Sergio Abrigo, Marta Alessandria, Danilo Amerio, Luca Boasso, Ettore Bosio, Gabriele Calvo, Matteo Conterno, Pietro Giachino, Davide Mortara e Riccardo Toso hanno le idee chiare: “Non perdiamoci di vista e facciamo un vino tutto nostro”. Nasce così il progetto Sesta Classe, un’etichetta realizzata da un gruppo di giovanissimi produttori della Langa, dell’Astigiano e del Monferrato che si sono conosciuti sui banchi di scuola e ispirata alla lettera “A”, come la sezione del loro percorso di studi.
Com’è iniziata questa avventura? Lo chiediamo ai Soci Sergio di Diano d’Alba, Luca di Sommariva Perno e Danilo di Canelli.
Il nostro è un vino nato da una promessa: quella di non perderci di vista alla fine degli esami di maturità. Eravamo legati da un’amicizia forte, letteralmente maturata all’Enologica. Dopo il diploma, quello stesso anno abbiamo pensato di ritrovarci tutti e mettere insieme le nostre uve per assemblare un vino da regalare, magari da bere alle nostre cene. Forti anche del fatto di non avere alcuna reputazione da distruggere.
E come è venuto?
Ne è uscito un Langhe rosso, un blend di uve di barbera e nebbiolo che già nel 2016 abbiamo ufficializzato con la doc e poi abbiamo iniziato a commercializzare. Abbiamo unito due varietà portando ognuno di noi la propria esperienza da diverse colline, versanti e terreni del nostro territorio, da Monforte a Fubine, passando per Murisengo. È stata una vera piccola sfida.
La vostra produzione?
Oggi produciamo circa 2 mila bottiglie all’anno. Ma il bello di questo progetto è che questo vino, fatto di gioventù, entusiasmo e attaccamento alla nostra terra, rappresenta per tutti noi un terreno di scambio di esperienze personali e perfino di piccoli esperimenti, che non potremmo fare singolarmente.
Un insegnamento comune che avete fatto vostro alla Scuola Enologica?
Sicuramente quello di portare a termine un progetto e di guardarlo nell’insieme. Fare vino significa, oltre che lavorare in vigna e in cantina ovviamente, essere attenti all’ambiente e ai cambiamenti climatici, alle tecniche di coltura, alla veste grafica, al marketing. Ogni passaggio è importante e fondamentale. Ed è indispensabile essere sempre aggiornati.
Com’è andata la vendemmia 2023?
Sta affinando nel legno. L’affinamento del Sesta Classe, un anno in barrique e uno in bottiglia, avviene nell’azienda di Sergio. Qui ci troviamo per seguire le varie fasi di produzione, per assaggiare, per decidere insieme che carattere avrà la nuova annata. Un bel motivo per continuare a vederci, a frequentarci e a condividere il mestiere che abbiamo imparato insieme a scuola.