Le Langhe e il Roero hanno radici antiche e solide, come le mura dei castelli che punteggiano le creste delle loro colline: dolci e morbide le prime, aspre e selvagge le ultime, separate dalle acque del fiume Tanaro.
Sono terre di viticoltori, che prima di arrivare all’attuale benessere hanno conosciuto – in tempi non troppo lontani – la povertà raccontata da Beppe Fenoglio, esemplare cantore della fierezza partigiana, e Cesare Pavese, narratore di una Langa più ancestrale.
Alba sta alle Langhe come Bra sta al Roero, capitali indiscusse dell’enogastronomia: Tartufo Bianco d’Alba e vini per la Città delle Cento Torri (con Barolo e Barbaresco, i grandi rossi a base nebbiolo, alfieri della qualità italiana nel mondo), salsiccia e formaggi (con l’organizzazione della manifestazione “Cheese”) per il Comune della Zizzola, dove la cultura del cibo viene valorizzata ogni giorno di più grazie a istituzioni quali Slow Food e l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.
 

Negli anni la storica rivalità tra destra e sinistra Tanaro è andata affievolendosi, fino a portare i due territori a fare squadra – oggi, assieme al Monferrato – avanzando la candidatura all’inserimento nel Patrimonio dell’Unesco in virtù dell’unicità dei propri paesaggi vitati: un ulteriore impulso al turismo, settore in crescita, tanto da essere divenuta la terza realtà, nella zona, per numero di occupati.
Perché Langhe e Roero sono anche terra di eccellenza per le loro industrie: Ferrero, Miroglio, Mondo, solo per citare le principali.
 

Senza dimenticare gli appuntamenti culturali, che trovano nel festival “Collisioni”, connubio tra musica e letteratura, la loro più alta espressione.