Il Canavese è sempre stato un territorio difficile da definire e sfuggente da etichettare.  Forse perché passato e futuro, industria e campagna, centro e provincia in questi luoghi hanno sempre convissuto cercando una difficile identità, caratterizzata da un’incredibile varietà di paesaggi, usi e costumi.
Lo stesso toponimo resta un mistero: potrebbe derivare da canaba, parola latina che sta per «bottega» e sottolinea l’importanza dei commerci che avvenivano in quest’area. Oppure dalle piante di canapa, i cui rami campeggiano nello stemma della famiglia Valperga e indicano un territorio da sempre dedito all’agricoltura.
Anche geograficamente il Canavese è quanto mai variegato: la piana di Ivrea vocata alla produzione industriale, le colline vitate di Caluso, i castelli sulla strada per Aosta, la Serra morenica, i laghi glaciali, la bellezza incontaminata del Parco Nazionale del Gran Paradiso.
Centro indiscusso dell’area è la “turrita Ivrea”, la città dello storico Carnevale, cara al Carducci e a Guido Gozzano, che dalla sua villa di Agliè cantò le bellezze del paesaggio.

 

Ivrea e il suo circondario oggi vivono una seconda giovinezza dopo anni di faticosa riconversione industriale seguita allo smembramento della Olivetti. Che se da un lato ha lasciato il proprio territorio orfano di una grande impresa internazionale, dall’altro ha consentito il fiorire di una nuova industrializzazione fatta di piccole e medie imprese e realtà legate al territorio.

Così rifioriscono la manifattura e i servizi alle imprese, l’alta tecnologia, l’informatica, il design e la progettazione di qualità.